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	<title>Paul Renner &#8211; Friedensblog</title>
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	<description>Südtirol</description>
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		<title>Se verrà la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Renner]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 09:53:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Allgemein]]></category>
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					<description><![CDATA[“Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero, sul mare e sulla terra chi ci salverà?”Ricordate il ritornello di “Girotondo”, la canzone di Fabrizio De Andrè uscita nel1968? La ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale era in pieno corso e giàsoffiavano i venti della guerra fredda. Fu in parte anche l’intervento di Giovanni XXIIIa scongiurare che si precipitasse<div class="more-link">
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<p class="wp-block-paragraph">“Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero, sul mare e sulla terra chi ci salverà?”<br>Ricordate il ritornello di “Girotondo”, la canzone di Fabrizio De Andrè uscita nel<br>1968? La ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale era in pieno corso e già<br>soffiavano i venti della guerra fredda. Fu in parte anche l’intervento di Giovanni XXIII<br>a scongiurare che si precipitasse in un nuovo conflitto, forse addirittura con armi<br>nucleari. E come non citare allora Albert Einstein, che alla domanda circa come<br>sarebbe stata combattuta la terza guerra mondiale rispose: “Questo non lo so. Ma la<br>successiva sicuramente con le clave!”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>E’ vero, da una parte, che la frenesia bellica accelera la produzione di nuovi<br>strumenti. Dobbiamo a Napoleone, perennemente sui campi di battaglia, l’invenzione<br>della carne in scatola, elemento strategico che gli fornì non pochi vantaggi sui nemici.<br>E fu la guerra contro il nazifascismo a far procedere la ricerca e la produzione di<br>ordigni nucleari. Ma fu tutta gloria? Ci hanno fatto felici queste nuove acquisizioni<br>strategiche? L’ultima frontiera è quella dei sistemi d’arma operativi autonomi, cioè<br>senza controllo umano. Il che significa che, una volta avviati certi ordigni, non è più<br>possibile governarne l’obiettivo o arrestarli in caso di resa del nemico.<br>Negli ultimi giorni abbiamo sentito la Presidente del Consiglio pontificare – sit<br>venia verbo, perché il Papa è di diverso avviso – che per vivere sicuri occorre<br>aumentare gli armamenti, in modo da scoraggiare potenziali aggressori. Sembra che<br>non abbia coscienza di come la deterrenza funzioni solo riguardo agli ordigni atomici<br>e non rispetto alle nuove forme offensive tipo droni e missili ipersonici e “intelligenti”.<br>Che proprio a Natale, dove si ricorda la nascita di un bambino in una stalla, in<br>condizioni precarie e sotto un regime di occupazione quale quello romano, si esalti<br>una politica bellicista che minaccia proprio i bambini e le generazioni future, mi pare<br>davvero un osceno controsenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Non abbiamo bisogno di armi, ma di buonsenso, di trattative, di accordi<br>internazionali che garantiscano stabilità e progresso sostenibili a tutti i Paesi del<br>mondo.</strong> L’Europa non ha più un’importanza strategica dal punto di vista militare. La<br>sua missione potrebbe e dovrebbe invece essere quella di promuovere una cultura<br>della diplomazia, del dialogo, della ricerca di consenso in vista del bene comune.<br>Di questo dobbiamo esserne consapevoli e responsabili. Non possiamo tacere di fronte a certi progetti che conducono verso il baratro di guerre di dimensioni incalcolabili.<br>Non sono un pacifista, ovvero uno che vuole la pace a tutti i costi! La pace &#8211;<br>diceva già il profeta Isaia oltre 2700 anni fa – è frutto della giustizia. E’ in questa<br>prospettiva che dobbiamo operare, a livello di pensiero, di parole, di progetti. Le<br>risorse destinate al riarmo invece fanno felici pochi e minacciano tutti!<br>Raoul Follerau, apostolo della lotta contro la lebbra, sosteneva che se Russia<br>e USA avessero rinunciato alla spesa per due costosi razzi, con quella somma si<br>sarebbero potuti curare tutti i lebbrosi del mondo. Credo che anche in Italia vi siano<br>delle priorità più urgenti che non gli investimenti in ciò che distrugge. Necessitiamo di<br>sostegni per l’educazione pubblica, la sanità, i settori produttivi. Conflitti ce ne<br>saranno sempre: nella nostra vita personale come in quella sociale. Non è tuttavia<br>obbligatorio risolverli in maniera violenta, altrimenti la nostra evoluzione dal livello<br>animalesco non sarebbe completa.&nbsp;<strong>La via della nonviolenza</strong>, tipica di esseri davvero maturi, è l’unica che produce frutti di ben altra portata e duraturi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo pubblicato nel Corriere dell´Alto Adige del 28/12/2026</strong></p>
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